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Reinova partecipa attivamente agli “INNOVATION DAYS 2022”, iniziativa organizzata dal Sole 24 Ore e Confindustria su digitalizzazione e sostenibilità

Reinova partecipa attivamente agli “INNOVATION DAYS 2022”, iniziativa organizzata dal Sole 24 Ore e Confindustria su digitalizzazione e sostenibilità

Ad aprire i lavori del roadshow dedicato alle imprese dell’Emilia-Romagna è stato Fabio Storchi, Presidente di Unindustria, Reggio Emilia, a cui è toccato l’onore di iniziare a parlare di strategie di transizione digitale ed ecologica. Secondo Storchi, nonostante la precaria e difficile situazione geopolitica che l’Italia ed il mondo intero stanno affrontando, sia per la pandemia che per il conflitto tra Ucraina e Russia, l’innovazione e la digitalizzazione dei processi restano un patrimonio fondamentale per la ripresa ed il consolidamento del tessuto produttivo su larga scala.

Il tipico tessuto locale, in Emilia-Romagna, è ancora fatto di piccole e medie realtà produttive, molto specializzate, che necessitano di servizi dedicati, una rete di laboratori ed enti specializzati nel trasferimento tecnologico che diano gli strumenti per una maggiore consapevolezza del loro know-how alle aziende, ma che offrano, a costi ridotti, la possibilità di accedere all’innovazione tecnologica sia digitale, sia nell’ambito della sostenibilità economica ed ambientale.

Il dibattito del secondo panel della giornata, si è dedicato alla mobilità sostenibile ed alle iniziative per supportarla: in questo contesto, erano presenti Giuseppe Corcione, CEO di Reinova insieme a Valentina Orioli, Assessora alla Mobilità del Comune di Bologna ed Alberto Viano, Amministratore Delegato LeasePlan.

Il nostro CEO Giuseppe Corcione ha presentato Reinova come un laboratorio, vero incubatore in grado di accompagnare i clienti nella trasformazione sostenibile dei trasporti moderni e della mobilità. Partendo da una situazione attuale dove manca, di fatto, una visione industriale della cultura della mobilità, intesa come servizio alle persone per muoversi, oggi vanno sviluppate adeguate soluzioni digitali integrate per guidare l’elettronica di consumo nell’intermediazione tra le persone e le varie scelte di trasporto disponibili. Fermo restando le tre caratteristiche dei veicoli del futuro prossimo (elettrici, connessi ed autonomi), bisognerà saper declinare, a seconda delle esigenze di trasporto, le diverse soluzioni dedicate. Ad esempio, l’idrogeno è solo un vettore diverso dalle batterie, per far muovere una trazione completamente elettrica, di gran lunga più efficiente energeticamente di qualsiasi altra motorizzazione tradizionale, diesel o benzina. Lo sviluppo futuro delle batterie a stato solido potrebbe essere un ulteriore tassello, importantissimo per la transizione elettrica, così come potrebbe esserlo quello dei grandi condensatori.

Giuseppe Corcione ha inoltre dichiarato che cambierà la “ownership del mezzo”, la proprietà: si viaggerà, quasi sicuramente con veicoli condivisi, dal monopattino, alla bicicletta, per arrivare al carsharing, con auto pubbliche a disposizione per l’uso privato. Con certezza l’evoluzione della mobilità andrà verso mezzi dedicati a seconda del tipo di domanda e di trasporto che il cliente necessita. Inoltre, ha poi affermato che i clienti sono accompagnati nello sviluppo di soluzioni sostenibili, non solo da un punto di vista ambientale, riguardo le emissioni gassose, ma ancora della rumorosità e sostenibilità economica. Grazie all’innovazione della tecnologia digitale sarà possibile sviluppare un trasporto pubblico su richiesta, con veicoli “on demand”.

La guida autonoma renderà le persone più libere: Giuseppe Corcione ha fatto l’esempio di Giacosa, progettista della storica Fiat 500, che ha dato a tanti italiani la possibilità di muoversi in libertà da un punto A ad un punto B. Oggi muoversi in auto, spesso, è una vera costrizione che riduce la libertà, visti i limiti di parcheggio ed accesso alle ZTL, nelle città attuali. La guida autonoma restituirà tempo libero alle persone che potranno decidere se investirlo in lavoro o goderne con passatempo o più riposo. La tecnologia della guida autonoma sarà a servizio delle persone.

È stato, quindi, il momento dell’AD di LeasePlan, azienda del settore del noleggio a lungo termine, Alberto Viano che ha presentato l’ultima edizione della ricerca LeasePlan a livello Europeo “Electric Vehicle Readiness Index”, pubblicata da pochi giorni, che evidenzia come la crescita della circolazione di veicoli elettrici renda sempre più evidente la carenza di stazioni di ricarica in tutta Europa. Per quanto riguarda l’Italia, per l’infrastruttura di ricarica, i risultati ottenuti sono ancora una volta non soddisfacenti: è al terzultimo posto e per il parco veicoli circolanti elettrici il nostro Paese è passato dal 15° al 14°.

Nel contesto della mobilità elettrica, il mercato del noleggio a lungo termine sta dando un grande contributo, con il risultato del primo quadrimestre 2022 che vede le vendite di auto elettriche ed ibride plug-in in oltre il 48% dei contratti.

Molto interessante anche l’intervento alla mobilità sostenibile dell’Assessora di Bologna: sarà sempre più supportata la micromobilità urbana, favorendo l’uso di moderne cargo-bike, in grado di essere agili ed energeticamente efficienti a zero emissioni. Lo sviluppo di questo nuovo mercato di veicoli potrebbe dare nuove opportunità a realtà aziendali dell’Emilia-Romagna.

Giuseppe Corcione ha infine sottolineato come, nonostante il contesto geopolitico attuale, sia molto importante non fermarsi e incentivare una la svolta energetica aziendale, per poter concorrere nel contesto competitivo europeo, considerando questa situazione come una vera opportunità di cambiamento e miglioramento per ridurre i costi energetici, attraverso l’efficienza e l’eliminazione degli sprechi. In questo contesto, dove l’infrastruttura di ricarica è importantissima per la diffusione della mobilità a zero emissioni dirette, Reinova agisce come consulente strategico per una giusta scelta, a supporto delle esigenze e dell’attività economica principale dei suoi partners.

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Reinova e Social Self Driving presentano il primo modello di guida autonoma e semi autonoma

Reinova e Social Self Driving presentano il primo modello di guida autonoma e semi autonoma

Reinova, il nuovo polo d’eccellenza dedicato allo sviluppo e la validazione di componenti per il Powertrain elettrico e ibrido, e Social Self Driving, startup italiana dell’Ing. Luigi Mazzola, hanno presentato il primo rivoluzionario modello di guida autonoma e semi autonoma.

La presentazione, avvenuta all’interno dello stabilimento di Reinova a Soliera (MO), è stata l’occasione per mostrare in anteprima alla stampa e agli stakeholder il POC Proof Of Concept realizzato da Reinova e Social Self Driving, ovvero il primo sistema tecnologico avanzato capace di registrare lo stile di guida del conducente e riprodurlo sulle auto a guida autonoma e semi-autonoma. In questo modo le vetture prive di conducente potranno muoversi con uno stile sempre diverso e scelto dall’utente, riproducendo la parte emozionale, oltre a quella dinamica del veicolo.

La guida autonoma e semi-autonoma rappresenta un potenziale mercato molto importante per il settore automotive nel prossimo futuro, come testimoniano numerose e autorevoli analisi di mercato che prevedono, nei prossimi anni, una diffusione su scala globale di queste vetture ad alimentazione anche elettrica. L’inaugurazione di questo primo modello, da parte di Reinova e Social Self Driving, è un segnale e una conferma che la Motor Valley è in prima linea in fatto di progetti estremamente innovativi legati al mondo automotive.

L’Ing. Giuseppe Esposito Corcione, CEO & Co-founder Reinova, a tal proposito dichiara: “Abbiamo fatto del motto – L’innovazione incontra la creatività – uno dei mantra di Reinova per spingerci oltre il limite di ciò che esiste ed è visibile dinanzi ai nostri occhi. Stiamo immaginando un mondo connesso, condiviso e sicuro unendo le più alte forme di tecnologia e di intelligenza artificiale alla passione, creatività e spirito vincente della Motor Valley. A meno di un anno dall’inaugurazione di Reinova aggiungiamo un altro tassello, quello della condivisione e della guida autonoma, al piano strategico di Reinova. Siamo pronti a guidare questa ulteriore sfida sempre nell’ottica di creare la mobilità del futuro sostenibile, connessa, condivisa, sicura e con aggiornamenti in tempo reale. Il progetto Social Self Driving rappresenta la sintesi di questa importante sfida tecnologica. Oggi possiamo affermare che ciò che era solo un’idea pochi mesi fa, oggi è un progetto concreto e tecnologicamente sostenibile. Rendiamo i veicoli a guida autonoma una passione in movimento, registrando, replicando e ottimizzando gli stili di guida mediante indicatori oggettivi (KPI) e l’utilizzo delle più avanzate tecniche di machine learning.”

L’Ing. Luigi Mazzola, CTO & Co-Founder Social Self Driving, già pioniere sulla guida di auto semiautonome e autonome, dichiara: “Sono passati alcuni mesi dalla creazione della start up Social Self Driving e tante cose sono successe. La più importante è aver determinato un algoritmo che definisce in modo univoco lo stile di guida di qualsiasi guidatore di autoveicoli di vecchia e nuova generazione. Siamo riusciti a creare quello che è alla base della nostra idea: registrare, guidare e condividere il proprio stile di guida. Abbiamo definito una partnership con Reinova (Social Self Driving powered by Reinova) che ci aiuta in questa vera e propria sfida tecnologica. Attraverso un’indagine compiuta in collaborazione con un’importante università italiana, si è visto quanto la nostra idea sia stata accettata in maniera entusiastica da una popolazione eterogenea. Si può certamente dire che è già stata creata l’attesa. Infine, è stato individuato un processo ben preciso, grazie anche all’aiuto di altre realtà aziendali, che ci garantisce la realizzabilità in breve tempo della nostra idea. Avanti tutta e verso una nuova concezione di divertimento nel mondo dell’automotive.”

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Caro bollette per le aziende: il fotovoltaico come strategia energetica a prezzi contenuti

Caro bollette per le aziende: il fotovoltaico come strategia energetica a prezzi contenuti

Il Governo italiano dà maggior impulso alle energie rinnovabili negli edifici pubblici, purché si dotino di pannelli solari fotovoltaici e riducano la loro pressione sui consumi energetici complessivi nazionali, lasciando le forniture, soprattutto di gas metano, all’uso industriale e più strategico, dove è quasi impossibile ridurre o convertire i consumi utilizzando fonti locali e rinnovabili.

Lo scenario europeo attuale e futuro

In Europa lo scenario fotovoltaico è chiaro, nel 2021, ha toccato un nuovo record: l’Unione Europea ha infatti aggiunto 25,9 GW di nuova capacità solare, installata in soli 12 mesi, con un aumento del 34%, rispetto al 2020. Secondo stime prudenti, il parco solare europeo potrebbe raddoppiare nei prossimi 4 anni, portando la capacità totale installata a 327,6 GW, già nel 2025, rispetto all’attuale di 164.9 GW.

Questa è la classifica di chi ha installato più fotovoltaico negli anni 2020 e 2021, in Europa. Chi ha installato di più è la Germania, a cui Spagna, Olanda, Polonia, Francia, Grecia, Danimarca, Ungheria, Italia, Svezia (fonte SolarPower Europe).

La Germania si consolida il paese con maggiori installazioni che traggono energia elettrica dal sole con circa 60 GW totali e 715 W pro-capite. L’Italia, seconda in classifica europea, ma decisamente distanziata, detiene circa 22 GW installati totali, ma solo 364 W pro-capite ed in questa graduatoria è al decimo posto nella classifica europea, per Paese.

Per riassumere, nella produzione energetica totale fotovoltaica già installata, l’Italia, fino al 2021, si piazza al secondo posto in UE, dietro alla Germania, in termini assoluti. Il nostro Paese è però dietro ad Olanda, prima con 765 W/capite (raggiunto nel 2021), Germania 715 W/capite e Belgio 596 W, nella classifica pesata, pro-capite.

Le criticità dell’Italia

Nel nostro Paese emergono delle debolezze: nello scenario medio, stimato da SolarPower Europe, per i prossimi anni, fino a fine 2025, la Germania continuerà a galoppare nella crescita del fotovoltaico, prevendendo d’installare la cifra record di circa 50 MW in soli 4 anni, mentre l’Italia rischia d’installare 7 MW di nuovi pannelli. Nel 2020 l’Italia ha installato solo nuovi 0,6 MW, nel 2021 0,8 MW fotovoltaici.

Se gli scenari previsti da SolarPower Europe si dimostreranno esatti, l’Italia retrocederà nella classifica della produzione totale fotovoltaica e potrebbe essere sorpassata, nei prossimi anni, da Spagna ed Olanda, e incalzata dall’emergente Francia. Vanno molto bene, nella crescita prevista, per i prossimi anni, anche Polonia e Danimarca.

Come già riportato nel nostro Blog post del 12 Aprile 2022, l’anno d’oro del fotovoltaico in Italia è stato il 2011, con una potenza installata, in soli 12 mesi, di poco meno di 10 GW, un valore davvero notevole che ottimisticamente deve essere visto come obiettivo raggiungibile nei prossimi anni.

Ottimisticamente bisogna sperare che il nostro Paese, capace della performance straordinaria dell’anno 2011, sia altrettanto abile nel riconfermare la sua straordinaria dinamicità e capacità di crescita, essendo in grado di superare anche le migliori previsioni.

A livello di previsioni politiche dell’UE, va detto che, fino al 2020 compreso, l’Italia ha dimostrato un accettabile livello d’installazione ed utilizzo delle fonti rinnovabili, del 20,4% di consumo lordo, superando positivamente i target comunitari, non raggiunti in egual modo dalla Francia, con un 19,1%.

Gli interventi per le imprese

Il Governo Italiano dovrà varare delle misure che alleggeriscano il peso del caro bollette per l’industria energivora e che stimolino concretamente, per i prossimi anni, investimenti privati per far sì che il calmieramento tariffario strategico per la stabilità dei costi energetici avvenga attraverso l’autoconsumo di energie rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico, installabili facilmente, in modo efficace ed efficiente, sulle aree industriali di grandi dimensioni e sulle coperture dei capannoni.

Grazie al PNRR è previsto anche uno stanziamento di 1,1 miliardi di euro per l’agro fotovoltaico che dovrebbe contribuire sia alla produzione elettrica, sia all’ottimizzazione dell’irraggiamento delle superfici destinate a determinati tipi di coltura.

Come già evidenziato, l’Italia è molto arretrata rispetto ad altri Paesi europei anche per quanto riguarda l’accumulo elettrico che, abbinato al fotovoltaico ed all’eolico, potrebbe supportare l’efficace transizione energetica e la sostituzione delle fonti fossili non rinnovabili nella produzione d’elettricità.

Sarà importantissimo, per il Governo italiano il monitoraggio continuo dell’andamento delle misure a supporto dello sviluppo delle energie rinnovabili in modo da intervenire, qualora il caso lo richiedesse, in modo urgente con modifiche esecutive e legislative.

Conclusioni

In Italia il bonus fiscale del 110% ha innescato una buona domanda d’impianti fotovoltaici, ma la burocrazia, i permessi pubblici necessari, hanno provocato, per ora, risultati concreti deludenti in termini di nuovo fotovoltaico installato nel nostro Paese. Si stimano ritardi fino a 6 anni ed il Governo attuale sta cercando di limitare i tempi della burocrazia a 2 anni.

Serve sicuramente una sburocratizzazione per le fonti rinnovabili in Italia, non solo per motivi ambientali, per limitare il cambiamento climatico e lo smog, ma finanche per i possibili benefici strategici, d’indipendenza energetica e di stabilizzazione tariffaria, necessari in questo momento di crisi delle forniture di gas metano, il quale arriva a prezzi altissimi a causa della crisi geopolitica tra Russia e Ucraina.

I buoni risultati raggiunti da altri Paesi europei devono far ottimisticamente pensare ed agire con progetti per il fotovoltaico, simili, in Italia.

Reinova si dimostra, ancora una volta, come una realtà tecnologicamente innovativa, anche nella produzione d’energia fotovoltaica, abilitata in tempi record sopra al tetto dello stabilimento di Soliera. Reinova può seguire i suoi partner nel loro percorso di sviluppo dell’autoproduzione ed autoconsumo elettrico fotovoltaico, verso la transizione ecologica.

Glossario inglese

NECP – National Energy Climate Plans

PV – Photo Voltaic

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Economia circolare: veicoli elettrici, il riuso ed il riciclo delle batterie

Economia circolare: veicoli elettrici, il riuso ed il riciclo delle batterie

Uno dei temi più dibattuti nella transizione alla mobilità elettrica è quello dell’impatto ambientale della produzione di batterie elettriche, a partire dall’estrazione delle materie prime fino allo smaltimento delle singole celle usate sulle auto elettriche.

In realtà, i pacchi batteria attuali sono composti da vari tipi di celle scomponibili, esemplificate nelle dimensioni e nella tipologia a cilindro, simile a quella nelle comuni pile a “stilo”. Questa struttura scomponibile permette una più semplice riparazione dei pacchi batteria in quanto è possibile sostituire le celle che presentano delle anomalie di funzionamento, andando a estromettere solo il pezzo danneggiato, ovvero quello che ha perso la sua adeguata efficienza. Questo sistema presenta dunque dei concreti benefici sia ambientali che economici poiché permette di ripristinare il pacco batteria senza doverlo necessariamente sostituire completamente.

Dopo anni di sperimentazione, le celle delle batterie possono oggi essere smontate dal pacco originale del veicolo ed essere riutilizzate per applicazioni statiche e meno gravose di quelle necessarie per la mobilità automotive, ma comunque utili alla stabilizzazione della rete elettrica, in quanto risultano essere perfettamente complementari e a servizio delle fonti di energia rinnovabili discontinue (come il fotovoltaico e l’eolico).

Anche in Italia esistono casi virtuosi di riuso delle celle. A Fiumicino, Enel X sta installando una nuova stazione d’accumulo di tipo BESS* in collaborazione con la società ADR S.p.A., Aeroporti di Roma. Il sistema d’accumulo di Fiumicino sarà composto da celle riutilizzate – provenienti da pacchi batteria di auto elettriche – da 10 MWh e abbinato a un parco solare fotovoltaico da 30 MW. L’obiettivo è quello di rendere più efficiente e meno inquinante il consumo d’energia elettrica dell’Aeroporto e contribuire in questo modo sia a ridurre drasticamente le emissioni inquinanti dell’importante scalo romano sia a limitare la sua dipendenza energetica, con una protezione dagli imprevedibili rincari tariffari.

RICICLO DELLE BATTERIE

Per quanto riguarda il riciclo delle celle esauste, vi è da segnalare un’altra interessante notizia. L’azienda svedese Northvolt (Svezia) – terza produttrice in Europa di batterie (con totali 16 GWh circa) – punta al secondo posto attraverso la messa a punto di batterie con 92 GWh.

Effettivamente Northvolt, con il suo programma di riciclaggio denominato Revolt, progetta di recuperare 125.000 tonnellate di celle di batterie e ha annunciato di essere già riuscita a realizzare la prima batteria NMC attraverso l’utilizzo di materie prime riciclate.

I RISULTATI TECNICI DEL RICICLO

L’azienda svedese ha comunicato che le prestazioni elettrochimiche delle celle costruite con materie prime riciclate sembrano simili a quelle delle celle realizzate con materie prime vergini, ovvero quelle estratte direttamente dai giacimenti delle miniere. Il processo di riciclo sviluppato col programma Revolt si basa infatti su un trattamento idrometallurgico a bassa energia e utilizza una soluzione acquosa per isolare i metalli e separarli dalle impunità. Attraverso tale processo si produrrebbe dunque una cella riciclata per batterie, ecologica, energicamente ed economicamente sostenibile. I vantaggi del progetto Revolt permetterebbero un recupero del 95% dei metalli presenti in una batteria, mantenendo un livello di purezza pari a quello delle normali materie prime nuove utilizzate per produrre le celle.

Inoltre, parallelamente al programma di recupero Revolt, la casa madre Northvolt si è impegnata a produrre le sue celle con il 50% di materie prime riciclate.

CONCLUSIONI

La transizione ecologica e la stessa riconversione della mobilità verso l’elettrificazione dei veicoli, oltre che una sfida tecnologica per lo sviluppo di nuove soluzioni, è un’opportunità industriale per rendere più economico, efficiente e meno inquinante tutto il ciclo di vita del veicolo, comprese le batterie.

Il riutilizzo e il riciclo di preziose materie prime con le quali sono prodotte le celle delle batterie è una priorità; con l’attuale situazione di penuria delle forniture di materie prime provenienti da Paesi lontani, non si può e non si deve sprecare nessuna risorsa. Il supporto tecnico e di consulenza di Reinova – centro di eccellenza della Motor Valley per test e validazioni a supporto dello sviluppo della mobilità elettrica – è pronto ad accettare la sfida e a contribuire alla costruzione di componenti elettrici più sostenibili, in linea con la necessità di sostenere prodotti più innovativi e processi produttivi più efficienti.

GLOSSARIO

*BESS = Battery Energy Storage System

**NMC = Nichel, Manganese e Cobalto

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Energia fotovoltaica: una fonte naturale sulla quale puntare con decisione

Energia fotovoltaica: una fonte naturale sulla quale puntare con decisione

L’energia fotovoltaica rappresenta una vera e propria rivoluzione dal basso, poiché decentra quella che da sempre è stata una produzione riservata alle centrali elettriche di dimensioni e investimenti notevoli.

Gli ultimi dati disponibili di Terna, evidenziano che la tecnologia fotovoltaica è caratterizzata dalla diffusione distribuita su tutto il Territorio nazionale, anche vicino agli utilizzatori, sia sulle coperture di abitazioni, che di edifici industriali.

È molto interessante far notare come la tecnologia fotovoltaica abbia reso obsoleti i progetti convenzionali di centrali termoelettriche (a gas, carbone od olio) e nucleari, ovvero di grandi impianti ambientalmente impattanti, tipici del secolo scorso.

L’Italia, fino al 2011, ha avuto una notevole crescita della produzione di energia elettrica fotovoltaica. Il nostro Paese era, a livello mondiale, tra i principali produttori d’energia proveniente da pannelli solari. L’impennata d’installazioni in Italia, verificatasi fino al 2011, fa oggi sperare in possibili scenari ottimistici, anche per i prossimi anni.

Dal 2011 ad oggi, in Italia, per circa 10 anni, c’è stata una stagnazione, uno scarso sviluppo dell’installazione di nuovi impianti per la produzione solare di energia elettrica, e questa, oggi, è una delle cause che spiegano l’attuale, notevole, dipendenza energetica dalle importazioni di gas metano destinato alla produzione termoelettrica, oltre che agli impianti di riscaldamento e alle applicazioni industriali.

L’anno d’oro del fotovoltaico nel nostro Paese è stato il 2011, con una potenza installata, cresciuta da 3,6 GW a 13,1 GW, e un incremento, in un solo anno, di poco meno di 10 GW, valore davvero notevole.

L’anno 2021

Dal rapporto annuale di Terna si legge che, in Italia, la domanda totale di energia elettrica è stata di 318 TWh, di questi, ben 114 TWh sono stati prodotti da fonti rinnovabili nazionali, precisamente il 36% del consumo totale ed il 41% della energia prodotta nel nostro Paese.

La produzione energetica fotovoltaica totale, nel 2021, è stata di 25 TWh.

Nel 2021 sono stati raggiunti, in Italia, 22,6 GW totali di fotovoltaico installato, con 936,38 MW di nuova potenza annuale, quindi ancora sotto la soglia del Gigawatt, circa 10 volte meno di quanto installato nel solo anno 2011: i migliori 12 mesi in assoluto in Italia, da sempre.

In totale, in Italia abbiamo un totale di 1.015.239 impianti fotovoltaici. Oltre la metà, il 56% della potenza installata, è data da impianti tra i 20kW e 1 MW, cioè di medie dimensioni.

Ancora pochissimi gli impianti di accumulo dell’energia elettrica, in Italia, sono solo 75.039 quelli nuovi ed il totale e di 734,94 MWh installati.

Le regioni migliori per la potenza fotovoltaica totale installata sono:

  1. 1. Puglia, 2.943 MW (dove sono installati impianti di alta potenza)
  2. 2. Lombardia, 2.711 MW (dove il fotovoltaico è più diffuso, con impianti medio piccoli)
  3. 3. Emilia-Romagna, 2.269 MW (dove il fotovoltaico è diffuso, con impianti medio piccoli, analogamente alla Lombardia)

Sono ben distanti dai primi tre alcune regioni italiane con alto potenziale fotovoltaico come la Sicilia e la Sardegna, ma soprattutto le altre regioni del centro sud. Il Veneto dimostra, come sempre, grande dinamismo con un alto numero di piccoli e medi impianti installati.

LA CRISI ENERGETICA ATTUALE

L’energia elettrica prodotta utilizzando il gas importato dalla Russia è di 55 TWh. Mentre tutto il gas naturale utilizzato in Italia, anche estratto nel Territorio, produce un totale di 137 TWh.

Per evitare le forniture di metano provenienti dai territori russi e dell’ex-URSS, l’Italia dovrebbe più che raddoppiare la produzione energetica fotovoltaica del 2021, che è stata di 25 TWh. Ottimisticamente, se si procedesse alla velocità d’installazione che l’Italia ha saputo realizzare, solo nell’anno 2011, basterebbero pochi anni di nuove installazioni. Contestualmente andrebbero sviluppati accumulatori energetici che bilancino il rapporto tra produzione e domanda.

Le attività produttive, che utilizzano l’elettricità soprattutto di giorno, quando viene prodotta dai pannelli fotovoltaici, sono i casi che traggono, sin da subito, grandi vantaggi dall’energia del sole, sia in termini di riduzione dei costi di fornitura dell’elettricità che di diminuzione dell’impatto ambientale, delle emissioni climalteranti di CO2, fino alla riduzione dell’inquinamento atmosferico indiretto, quello prodotto ancora dalle centrali termoelettriche.

RICERCA E INNOVAZIONE TECNOLOGICA SOLARE

Una tecnologia solare potenzialmente molto interessante, che si spera sia sviluppata, è quella termodinamica, che ha un rendimento superiore rispetto a quella fotovoltaica e non usa il silicio per la realizzazione dei pannelli solari. Il sistema solare termodinamico è basato sul principio della pompa di calore, cioè sul riscaldamento di un fluido provocato dal sole. L’impianto ha dimensioni ridotte e scalabili, potrà quindi essere installato ovunque. La tecnologia solare termodinamica può produrre energia anche di notte e nelle stagioni in cui l’irraggiamento non è continuo e prolungato, ma serve come accumulo di energia. Sfortunatamente, questa tecnologia, in Italia può essere utilizzata solo al Sud.

CONCLUSIONI

La scarsa lungimiranza della politica energetica sta avendo costi altissimi per il Paese, che non è riuscito a mantenere costante la crescita del fotovoltaico, già realizzata nel 2011, pagandone oggi le conseguenze in termini di dipendenza e di altissimi prezzi del gas, importato quasi interamente da paesi politicamente instabili.

Anche a causa dell’attuale crisi energetica e della guerra tra Ucraina e Federazione Russa, è necessario sviluppare rapidamente strategie energetiche lungimiranti, evitando, quanto più possibile, i rischi di dipendenza che si corrono continuando a consumare metano proveniente dai gasdotti stranieri.

Occorrerà incentivare rapidamente la transizione energetica, che avrà sia benefici ambientali, come la riduzione del pericolosissimo smog e delle emissioni di gas che favoriscono i cambiamenti climatici, sia benefici dal punto di vista geopolitico.

Anche la mobilità elettrica beneficerà della diffusione delle fonti di energia solare, permettendo ricariche delle batterie a costo zero, a km zero, con elettricità autoprodotta anche su semplici pensiline, coperture fotovoltaiche dei parcheggi attuali. Anche nel caso di scenari di crescita notevole di veicoli elettrici in Italia, la rete avrà un aumento trascurabile dei consumi, bilanciati anche dall’efficientamento degli edifici in corso.

EQUIVALENZE

1 Terawatt [1 TW) = 1.000 GW Megawatt

1 Gigawatt (1 GW) = 1.000 MW Megawatt

1 Megawatt (1 MW) = 1.000 KW Chilowatt

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L’importanza dell’infrastruttura di ricarica per le batterie dei veicoli elettrici

L’importanza dell’infrastruttura di ricarica per le batterie dei veicoli elettrici

A differenza del rifornimento di carburanti fossili, la ricarica delle batterie dei veicoli elettrici ed elettrificati ha diverse modalità, differenziate tra loro dalla potenza trasferita dall’infrastruttura di ricarica, che si traduce direttamente con i tempi di sosta necessari a garantire una determinata autonomia di guida.

Uno dei grandi vantaggi dell’auto elettrica è la possibilità di ricariche domestiche a bassa potenza, in autorimessa, cortile, in azienda, con tempi più lunghi di ricarica e tariffe basse, con costi vantaggiosi, decisamente economici. Addirittura, si può parlare di rifornimenti a costo zero se l’edificio è dotato di pannelli fotovoltaici o il gestore vuole attrarre clienti, come nel caso delle colonnine gratuite nei supermercati italiani. In ogni suddetto caso, si tratta di una novità, un’unicità dell’auto elettrica rispetto ai veicoli con alimentazione a carburanti tradizionali, che richiedono tutti soste in stazioni di servizio, con relative possibili perdite di tempo utile, con attese incerte e in nessun caso i carburanti sono gratis.

Passiamo ora a qualche esempio pratico di ricarica.

Quanto tempo serve per arrivare a un minimo di 100 chilometri, circa, di autonomia di guida?

  • 6 ore e 30 minuti, circa, con le tecnologie attuali, a 2,3 kW, in una normalissima presa da 10A di casa, dove si ricarica uno smartphone o è allacciata la TV di casa (la presa della lavatrice è da 16A). In un impianto domestico, la batteria si ricarica con una quantità di energia tale da permettere a una vettura di guadagnare oltre 10 km di autonomia ogni ora di ricarica. Si può stimare che si possono ottenere, tranquillamente, senza problemi, ben oltre 100 km di autonomia in una sola notte di sosta, circa, quando le tariffe sono più convenienti.
  • 4 ore, circa, con una wallbox, una colonnina, un caricabatterie fisso, installato in garage o cortile, adatto per ricariche a 16°.
  • 1 ora e 40 minuti fino a 2 ore e 30 minuti circa, come massimo, se si ricarica a corrente alternata, AC, con disponibilità fino ad 11 kW. La ricarica dipende molto dalla potenza del carica batterie installato sull’auto.
  • 1 ora circa, se si ricarica a corrente alternata, AC, con disponibilità fino ad 22 kW trifase e caricabatterie installato sull’auto della stessa potenza (solo poche auto hanno disponibile questo tipo, ad alta potenza, a corrente alternata, la tendenza attuale è quella di ricaricare a corrente continua, DC).
  • 5 – 9 minuti circa, con una colonnina “FAST”, da 50 kW DC, veloce ad alta potenza, in corrente continua, di ricarica, per ricaricare circa 100 km di autonomia. Possiamo dire una pausa caffè. In Italia, ci sono già installate molte colonnine da oltre 100 kW, disponibili, ulteriormente più veloci.
  • 4 minuti o meno, di ricarica per 100 km di autonomia se si ha a disposizione l’ultima tecnologia, “ULTRA-FAST”, a 350 kW (oggi le migliori auto elettriche ricaricano circa fino a 262 kW, massimo).

L’autonomia reale di guida, di un’auto elettrica, dipenderà molto dallo stile di guida, dalla velocità, dalla temperatura esterna, dall’uso del climatizzatore, ma soprattutto dall’efficienza del veicolo elettrico che si guida. Noi abbiamo considerato un valore medio di circa 15 kW/100 km (ci sono auto elettriche, già in vendita oggi, che hanno consumi di circa 7 kW/100 km).

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Reinova presenta To-Move: lo scooter elettrico pieghevole in bamboo!

Reinova presenta To-Move: lo scooter elettrico pieghevole in bamboo!

Reinova, il nuovo polo d’eccellenza dedicato allo sviluppo e la validazione di componenti per il Powertrain elettrico e ibrido, nella giornata odierna ufficializza il progetto To-Move, start-up innovativa che si pone l’obbiettivo di disegnare e sviluppare veicoli sostenibili che possano restituire la libertà di movimento e la flessibilità del giusto mezzo di trasporto nell’ultimo miglio.

In questi mesi Reinova insieme al designer Andrea Strippoli e ad altri talentuosi designer del Politecnico di Torino, hanno sviluppato un veicolo totalmente nuovo, uno scooter elettrico pieghevole in bamboo. Una vera rivoluzione per i mezzi di trasporto di prossimità che va a inaugurare da apripista un nuovo segmento di mercato.

Reinova e To-Move industrializzeranno il primo veicolo disegnato e brevettato per la mobilità dell’ultimo miglio interamente Made in Italy. Uno scooter “forgiato dalla Natura”, sostenibile poiché realizzato con materiali naturali e rispettoso dell’ambiente poiché ad alimentazione elettrica. Inoltre il mezzo risulta essere estremamente funzionale grazie alla sua maneggevolezza che consente di piegarlo e trasportarlo con facilità, come un trolley, in qualsiasi contesto sia urbano che extraurbano, così come su mezzi di trasporto come treni e aerei, con vantaggi importanti dal punto di vista della mobilità. Lo sviluppo modulare dello scooter consentirà velocità e accelerazioni diverse, in funzione delle destinazioni d’uso e delle richieste di autonomia.

Reinova e To-Move vogliono fornire risposte concrete e urgenti alla nuova rivoluzione industriale della mobilità e stupire con idee innovative. Giuseppe Corcione, Chief Executive Officer di Reinova e Presidente di To-Move dichiara: “Ho deciso di creare questa start up innamorandomi delle idee, della passione e della creatività di 3 ragazzi. Sento il bisogno di sostenere lo sviluppo della nuova mobilità in Italia e di creare piattaforme di veicoli completamente nuove e guidate da idee futuristiche che rispettino l’economia circolare. To-Move è solo il primo esempio di come Reinova può contribuire a creare e convertire realtà industriali non ponendosi il problema di ciò che si perde ma focalizzandosi su ciò che si può costruire, cogliendo le occasioni generate da questa imponente rivoluzione industriale. Connettività, condivisione, sostenibilità e modularità sono i pilastri di questo ambizioso progetto uniti alla creatività italiana e alla valorizzazione del Made in Italy”.

Andrea Strippoli, Chief Executive Officer di To-Move dichiara: “Trovare persone, manager e imprenditori che credono in un progetto, in un design e nello spirito di 3 ragazzi è stata una sorpresa positiva. To-Move darà vita ad idee e sogni, darà concretezza a concetti di mobilità diversi e lo farà con la professionalità, la competenza, l’agilità dei professionisti di Reinova. Saremo veloci, agili e soprattutto sempre innovativi. Saremo guidati dalla curiosità di esprimere in prodotti ciò che la natura ci mostra! To-Move nasce per unire idee e prodotti italiani. Reinova ed e-power daranno il contributo tecnologico allo sviluppo del Powertrain. Noi daremo il vestito alla migliore tecnologia italiana”. 

Dalla penna di Andrea Strippoli e dalle capacità tecnologiche di Reinova nasceranno i veicoli del futuro. Infatti lo scooter è solo il primo di altri progetti in uscita nei prossimi mesi. In fase di sviluppo c’è il progetto di un veicolo di trasporto a guida autonoma completamente innovativo, un “office on the road”, un mezzo di altissimo profilo per le grandi città che accompagnerà le persone in ufficio.

Per rimanere aggiornati su To-Move è possibile consultare la pagina Linkedin https://www.linkedin.com/company/to-movesrl/

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Situazione mercato europeo dell’automobile. Vendute già oltre 1,2 milioni di auto elettriche, in un anno

Situazione mercato europeo dell’automobile. Vendute già oltre 1,2 milioni di auto elettriche, in un anno

L’anno 2022 sta segnando ancora forti cali nelle vendite totali di auto nuove in Europa ed è l’ennesimo avviso di un forte cambiamento del nostro mercato continentale. La persistente carenza di semiconduttori, il cosiddetto “chip-shortage”, sta creando ancora seri problemi alla produzione e consegna di autovetture e relative vendite ai clienti che le richiedono. Questa situazione sottolinea ancora di più la necessità, per i costruttori di veicoli, di potersi approvvigionare con componenti strategici equivalenti e alternativi, da vari fornitori, diversificando il rischio di fermo linea e aprendo le porte a nuovi concorrenti, soprattutto localizzati in Europa. Le nuove forniture automotive equivalenti potranno essere supportate anche da società specializzate, come Reinova, in grado di poter garantire rapide validazioni, anticipate da accelerate prove di laboratorio, permesse grazie a macchinari moderni e avanzati, che migliorano la sicurezza dei veicoli e l’affidabilità della filiera produttiva.

Gennaio 2022 ha fatto già segnare un nuovo minimo storico, con sole 682.596 automobili immatricolate in UE, si pensi che in gennaio 2019, pre-pandemia, le auto immatricolate erano pressappoco 1,2 milioni, circa il doppio di oggi. Nel gennaio 2021 il calo era già marcato, rispetto al passato, con sole 726.491 unità ed oggi registriamo un ulteriore calo dell’8%, su base mensile. Nei due anni di pandemia si sono circa dimezzate le immatricolazioni a gennaio.

Analisi dei tipi d’alimentazione per l’intero anno 2021

Le auto ibride elettrificate hanno rappresentato nel 2021, ben il 19,6% di tutte le nuove vetture immatricolate nell’UE, mentre nel 2020, un anno fa, erano solo l’11,9%. Le auto ricaricabili, Ibride plug-in e completamente elettriche, BEV, insieme, hanno raggiunto la quota del 18,0% del totale delle immatricolazioni di auto, mentre nel 2020 erano solo il 10,5%. Solo il 19,6% del mercato auto UE 2021 è con alimentazione diesel. Tengono ancora le auto alimentate a benzina con un 40% del totale venduto, anche se in forte calo percentuale rispetto al 47,5% del 2020.

Le auto elettriche a batteria, BEV, sono quelle in più forte crescita delle vendite in Europa, rispetto agli altri tipi di propulsione, nell’anno 2021, con un +63,4%. Le BEV sono ben oltre il milione di vendite, con 1.218.360 auto, rispetto alle 745.644 elettriche vendute nel 2020.

Oltre il 90% dei veicoli commerciali sono ancora diesel, ma ci sono segnali di cambiamento. Nel 2021, si notano differenze sostanziali per la motorizzazione dei veicoli commerciali, rispetto alle automobili destinate al trasporto delle persone: i nuovi furgoni immatricolati sono solo per il 3,0% elettrici, mentre gli ibridi sono solo l’1,6% (forse per la scarsa offerta disponibile, ancora). Sono stati acquistati furgoni diesel per il 90,2% del totale del mercato UE, durante l’intero anno 2021, segnale che la motorizzazione più tradizionale, per questi mezzi, tiene ancora, anche se ha avuto un lieve calo dal 2020, nel quale le vendite erano state del 92,4% del totale dei furgoni.

In forte crescita percentuale sono i furgoni con motorizzazioni alternative, elettriche ed elettrificate ma ancora, in termini assoluti, decisamente bassi. Il numero di nuovi furgoni a benzina, con una quota, rispetto al totale del 5,4% delle immatricolazioni, è aumentato del 20,5% rispetto al 2020.

Prospettive per la filiera dei fornitori dei veicoli commerciali

Nel 2021, la domanda assoluta, europea, di furgoni diesel è cresciuta del 6,2%, raggiungendo 1.408.376 di veicoli commerciali venduti rispetto ad un totale di auto vendute, nel 2021, di 9,7 milioni. Quello dei veicoli commerciali è un mercato specializzato interessantissimo che avrà sicuramente un’evoluzione, anche se più lenta, verso l’elettrificazione.

Reinova è pronta a supportare adeguatamente i suoi partners nello sviluppo di nuovi componenti dedicati a furgoni, van, veicoli commerciali elettrici ed elettrificati, con test rapidi resi possibili dalle migliori apparecchiature da laboratorio oggi disponibili per il settore automotive.

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Transizione ecologica o vera rivoluzione tecnologica?

Transizione ecologica o vera rivoluzione tecnologica?

Già a partire dal 2021, la crisi delle forniture dei microprocessori e delle materie prime e il loro conseguente e imprevedibile aumento di prezzo, ha richiesto e tuttora richiede lo sviluppo di soluzioni intelligenti necessarie per trovare valide alternative e quindi provvedere alla sostituzione dei componenti ad oggi considerati critici.

La rapida validazione di soluzioni alternative, con prove funzionali accelerate, dovrà essere una delle attività strategiche principali di ogni industria al fine di trovare componenti utili a migliorare l’impatto ambientale e fronteggiare le instabili forniture di Paesi lontani, evitando dunque i fermi linea e migliorando l’impronta ecologica della produzione.

La mobilità sostenibile moderna è in grado di garantire la produzione di veicoli sempre meno inquinanti grazie a sofisticati e complessi dispositivi di trattamento dei gas, oltre all’ibridizzazione, all’elettrificazione e allo sviluppo di nuovi veicoli full-electric. La crescente complessità tecnologica sta provocando, infatti, un generale aumento dei prezzi dei componenti elettronici e delle materie prime necessarie a produrli, dai semiconduttori finiti al litio, cobalto, rame e alluminio. Di conseguenza, l’industria dovrà reagire cercando continuamente materiali migliori, più sicuri, ecologici ed economici, grazie al lavoro e all’impegno di centri di ricerca e consulenza come Reinova.

Batterie al litio o al sodio?

L’esempio del litio è clamoroso: è un metallo che si trova ad oggi in ogni batteria ricaricabile per smartphone, tablet e anche per i veicoli elettrici. Tuttavia, la possibile carenza di capacità estrattiva mineraria del litio può mettere a dura prova le future forniture in tutti i settori applicativi di questo metallo, presente soprattutto in Australia, Cile e Bolivia.

In realtà, sembra che esistano già alternative al litio come il sodio, componente estratto dal sale marino e dal cloruro di sodio, ma sembra che siano necessari alcuni anni per avviare una produzione in massa di batterie con questo elemento.

L’innovazione tecnologica è cruciale

In realtà, un’innovazione tecnologica che potrebbe sopperire alla mancanza di materie prime necessarie per la produzione di batterie ricaricabili esiste già: con la recente ricarica ad 850V, di fatto si possono aggiungere circa 100 km di autonomia al veicolo elettrico in soli 5 minuti di ricarica, sopperendo quindi a batterie più piccole, più economiche ma anche più leggere da trasportare. Ciò renderebbe i mezzi elettrici più efficienti e in grado di consumare meno energia per supportare un peso notevole delle batterie, attualmente ancora troppo grandi.

Infatti, il motivo principale per cui vengono istallate batterie al litio di grandi dimensioni nelle attuali auto elettriche è forse ricollegabile a una ricerca di autonomia simile ai veicoli con propulsione endotermica diesel o benzina. Ciò, se da una parte potrebbe soddisfare una necessità del cliente generata soprattutto dall’ansia da ricarica, dall’altra però non tiene conto dell’aumento di prezzo che ciò determina sull’acquisto dei veicoli elettrici, prezzo che è direttamente correlato al costo di approvvigionamento del litio (calibrato in base al peso).

La società di analisi e prezzi Benchmark Mineral Intelligence stima che i prezzi del carbonato di litio potrebbero aumentare di almeno il 16% e con esso anche i costi di produzione delle batterie, in particolar modo per quelle destinate al mercato di massa.

Attualmente, l’altra materia prima importantissima per la produzione di batterie ricaricabili è il cobalto, estratto in gran parte nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo, uno degli Stati africani più economicamente e politicamente instabili dove le società di estrazione sono accusate di pesanti violazioni dei diritti umani.

Proprio la rarità e la cattiva fama dell’area geografica dove si estrae questo metallo raro ha provocato una giusta reazione all’innovazione tecnologica, tanto da indurre già la Panasonic e Samsung a produrre le prime batterie senza cobalto per la più grande azienda produttrice di auto elettriche, Tesla.

In aggiunta, le batterie senza cobalto sono anche considerate più sicure, anche se ad oggi risultano avere ancora un’autonomia inferiore. Si stima che, nei prossimi anni, le batterie LFP (litio-ferro-fosforo) saranno sempre più utilizzate per le auto elettriche, soprattutto dove non è richiesta un’alta autonomia.

Per concludere, la rarità di reperimento del litio e del cobalto (ma anche dell’alluminio e del rame) sta stimolando una forte pressione sulla ricerca e sullo sviluppo di soluzioni tecnologiche alternative che riducano da una parte i prezzi di produzione e dall’altra rendano più stabile la catena delle forniture attraverso l’utilizzo di materiali sicuri, a basso impatto ambientale, comuni e non rari, senza escludere i materiali riciclati.

È per queste ragioni che Reinova supporta i suoi partner nella ricerca continua di soluzioni tecniche sicure, non solo economicamente vantaggiose ma soprattutto sostenibili per l’ambiente.

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PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per un approccio industriale strategico

PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per un approccio industriale strategico

Con il continuo incremento della quota d’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, in Italia le emissioni prodotte dai veicoli a batteria subiranno un ulteriore abbassamento.

L’impronta ambientale dell’auto elettrica diventerà meno impattante quanto più tutta la filiera nazionale di produzione energetica si adeguerà alla transizione ecologica sostenibile per la riduzione delle emissioni di CO2 e di gas nocivi.

Il miglioramento della qualità della vita nelle nostre caotiche città italiane dipenderà molto da quanto l’industria nazionale riuscirà a sviluppare soluzioni tecnologiche che sappiano essere economiche, riciclabili, riutilizzabili e sostenibili. Le batterie dovranno essere sempre più piccole, leggere e con un’alta densità energetica, in modo da rendere i veicoli elettrici sempre più efficienti e con una maggiore autonomia.

I progetti che prevedono una creazione di nuovi mezzi pubblici sempre più leggeri ed efficienti, saranno un’opportunità industriale utile a supportare la transizione ecologica e la sostenibilità della mobilità collettiva in Paesi come l’Italia dove i trasporti pubblici non sono ancora abbastanza sviluppati a dei livelli ritenuti necessari in una società moderna e tecnologicamente avanzata.

Se il motore endotermico rappresenta il vero cuore pulsante delle auto tradizionali d’altra parte, la batteria e il software simboleggiano invece gli elementi più importanti e tecnicamente complessi e strategici dei veicoli elettrici, continuamente soggetti a repentini cambiamenti tecnologici.

Per tale motivo, un rafforzamento di un’industria europea supportata dalla ricerca e dallo sviluppo e focalizzata sulla creazione di una filiera completa dell’elettrificazione, delle batterie e del software sarà fondamentale sia per raggiungere l’indipendenza continentale dalle fonti fossili sia per riconfermare la guida europea, oggi messa in forte discussione dalle nuove tecnologie sviluppate soprattutto in Estremo Oriente e USA.

Dal punto di vista industriale, nei prossimi anni sarà dunque necessaria una leadership che guidi la transizione energetica delle realtà aziendali che vorranno competere sui mercati mondiali della mobilità elettrica e della completa filiera produttiva automotive.

Reinova offre un orientamento competente, non solo tecnico ma anche strategico, semplificativo, per le scelte aziendali dei suoi clienti, con un vero servizio di consulenza mirata ai risultati, nel rispetto dell’etica, della sostenibilità e dell’integrità. Attraverso il lavoro di ricerca e consulenza a 360°, L’Azienda vuole offrire ai suoi clienti l’opportunità di partecipare attivamente alla transizione ecologica, grazie anche al supporto finanziario garantito dal PNRR.